As bi biar! Così come Noi! Questo è il nostro saluto cimbro a tutti
coloro, che hanno aperto questa Home Page! Vi auguriamo lo stesso - se non un maggiore -
interesse e un identico entusiasmo per il piccolo mondo dei Cimbri. L'antica Saga inizia
con queste parole: "De ünsarn eltarn habent hortan kchöt, dass dar ünsar stam vun
zimbarn ist von tåüschen lentarn af an nort kömet in des bellische lant, in zait vom
krige, ba dar grosse stroach ist den gant übel./ I nostri genitori hanno sempre
raccontato, che la nostra stirpe dei Cimbri è venuta dal Nord in tempo di guerra in terra
italiana , poichè la grande battaglia aveva avuto per loro esito negativo." <1> Ogni saga ha un carattere eziologico, cerca cioè di
chiarire ciò che a primo acchito appare fuori del comune. Il nostro racconto si occupa
del problema, di come sia possibile che un popolo, che parla una lingua dai suoni
germanici, viva all'estremo bordo meridionale delle Alpi nord occidentali in piena area
linguistica italiana. La saga mette in relazione la provenienza dei Cimbri
settecomunigiani con la storia del popolo dei Cimbri, provenienti dallo Jutland in
Danimarca, che emigrarono - primi tra tutti i popoli germanici - nella penisola italiana,
ma furono sconfitti nel 101 a. C. dall'esercito romano di Mario. Uno sparuto numero di
guerrieri cimbri sarebbe sopravvissuto nel "grande scontro" (grossen Stroach) e
avrebbe trovato rifugio sulle montagne del Veneto. In questo modo si sarebbero formati i Sette Comuni in provincia di Vicenza e i Tredici Comuni in provincia di Verona, gli
abitanti dei quali parlerebbero ancora l'antica lingua germanica dei cimbri appunto. La
ricerca storica e l'analisi linguistica hanno da tempo appurato come la saga dei Cimbri
sia un racconto mitico, che non contiene nulla di scientificamente accertato. Nonostante
non domini ancor oggi in alcun modo una assoluta evidenza sulla "Questione
Cimbra" <cfr2.> una serie di documenti testimonia
uno stretto collegamento già a partire dal X secolo tra l'area linguistica tedesca e i
territori delle odierne province di Trento, Verona e Vicenza nel Nordest italiano. È
molto probabile che proprio attraverso questi relazioni - la diocesi di Frisinga, ad
esempio, aveva possedimenti che confinavano con i Sette Comuni
vicentini -, immigranti, a ondate successive, siano giunti dalla Baviera e dall'Austria
occidentale nel suddetto territorio nel XI e XII secolo. La più antica colonia cimbra è,
senza dubbio, quella dei Sette Comuni, nella odierna provicia
di Vicenza, nel Veneto, la cui variante linguistica presenta alcune caratteristiche
dell'Antico Alto Tedesco, la lingua parlata nella Germania meridionale dal 750 fino al
1050 circa. Il periodo preciso della prima ondata immigratoria si può difficilmente
definire, ma sembra che questa sia in collegamento con gli incentivi offerti da vescovi di
origine tedesca nelle diocesi di Verona e di Vicenza (983-1122), i quali diedero ai coloni
l'autorizzazione a stanziarsi nel territorio dei Sette Comuni
e a renderlo coltivabile. Nel 1216 il vescovo principe di Trento Friedrich von Wangen
autorizzò lo stanziamento di coloni, provenienti dai Sette Comuni,
sull'altopiano di Folgaria e Lavarone, affinchè bonificassero questa zona e vi
costruissero 20 masi. Questa immigrazione portò alla fondazione della colonia cimbra del
Trentino meridionale. Nonostante questi colonizzatori provenissero dai Sette Comuni, la variante linguistica, da loro parlata, è molto
più vicina al Medio Alto Tedesco (lingua parlata nella Germania meridionale dopo il
1050), che non all' Antico Alto Tedesco, motivo questo per credere che questi immigranti
fossero i membri di un gruppo arrivato intorno al 1100 nei Sette
Comuni, e cioè più di 200 anni dopo lo primo stanziamento cimbro sull'altopiano
settecomunigiano. Poco tempo dopo la concessione di Friedrich von Wangen (1216) alcune
famiglie di lavarone occuparono l'altopiano di Luserna, pagando l'affitto alla parrocchia di Brancafora nella Val d'Astico, che
aveva ricevuto questo territorio nel 917 dal re Berengario attaverso il vescovo di Padova
Sibicone. L'autorizzazione per la fondazione della terza colonia cimbra, quella cioè dei Tredici Comuni, fu concessa al 5 Febbraio 1287 dal vescovo di
Verona Bartolomeo della Scala. Destinatari erano due uomini provenienti dal contado
vicentino, entrambi di nome Olderico (Oldericum), i quali ricevettero come rappresentanti
del loro gruppo il beneficio dello stanziamento e della costruzione di un numero
imprecisato (dai 25 ai 50 e più) di masi sul territorio dell'odierna Roveré di Velo, in
provincia di Verona. Sia l'atto di concessione che la sua conferma il giorno 6 Agosto
dell'anno 1376 estendono il beneficio a tutti coloro che si verrano a trovare, anche nel
tempo futuro, nel suddetto territorio (et omnium et singulorum aliorum qui pro tempore
futuro stabunt et habitabunt indicta terra Roveredj Vellj) (Rapelli, G., >>Per una
storia dei Cimbri tredicicomunigiani<<. In: Volpato 1983: 76), segno questo, che
anche la colonizzazione dei Tredici Comuni da parte dei
Cimbri si estese nell'arco di un secolo e più ed avvenne, come per i Sette Comuni ad ondate successive, attraverso l'infiltrazione di
singoli gruppi o clans. La comunità cimbra conobbe nei secoli un destino diverso. Per i
Cimbri dei Tredici Comuni iniziò già nel XV secolo quella
lenta, ma inarrestabile Emorragia di abitanti, che alla fine porterà alla frammentazione
del gruppo etnico e alla decadenza della lingua e cultura cimbra. Il parroco di
Boscochiesanuova nei Tredici Comuni riportò negli archivi
della sua parrocchia il motivo dell'emigrazione di così tanti Cimbri: "per
povertà"! (Rapelli, G., 1983: 81). La colonia dei Sette Comuni,
invece, conobbe nel XVII e XVIII secolo un periodo di fioritura, che si concretizzò
nell'indipendenza politica, già peraltro ottenuta nel 1310, e nella produzione di una
vera e propria letteratura, con traduzioni e poesie in cimbro come pure con opere di
carattere religioso e di sapienza popolare (proverbi). Il colpo mortale arrivò, però,
con lo scoppio della prima guerra mondiale: gli abitanti dei Sette
Comuni si trovarano in piena linea di fronte. L'Altopiano fu teatro di alcune tra
le più cruente battaglie della grande guerra e i Cimbri settecomunigiani furono evaquati
nella pianura padana, dove furono costretti a parlare italiano sia tra di loro che con i
bambini, altrimenti avrebbero corso il pericolo di essere scambiati per nemici o
quantomeno per filoaustriaci (cfr. i racconti di Costantina Zotti). Molti rifugiati cimbri
non ritornarono più sull'altopiano dei Setti Comuni. La storia della colonia cimbra del
Trentino meridionale, è ancora più differenziata da quella delle altre due colonie
cimbre, in quanto essa si trovò, già dal tempo della sua fondazione, nel territorio
della contea del Tirolo, di cui condivise fino al 1919 le sorti, e non in quello della
Repubblica marinara di Venezia, sotto il dominio della quale vissero i Cimbri dei Sette e
dei Tredici Comuni. La lingua cimbra era un tempo parlata in
tutta la parte orientale del Trentino meridionale, sull'altopiano di Pinè, nell'alta
Valsugana, sull'altopiano di Folgaria e Lavarone, a Terragnolo e nella Vallarsa, nella
Valle dei Ronchi e addirittura a Trento. A causa della presenza di un forte sostrato
romanzo, precedente la colonizzazione cimbra, ma anche spesso attraverso un'opera di
sistematica italianizzazione (a Terragnolo, ad esempio, la lingua cimbra scomparve con la
creazione di una scuola parrocchiale italiana (1786), voluta dal parroco don Leonardo
Zanella, che proibì nel modo più severo possibile agli adulti (anche nella confessione)
"di parlare questa lingua barbarica con i bambini") il numero dei parlanti
cimbro si ridusse sempre più fino a coincidere, già agli inizi di questo secolo, con i
soli abitanti di Luserna. Luserna
ottenne l'indipendenza comunale da Lavarone il 4 Agosto 1780; a qual tempo il piccolo
paese di montagna aveva circa 250 abitanti.. La sua storia fu sempre caratterizzata , già
fin dai tempi della prima colonizzazione, dall'indicibile povertà del suolo, che
costrinse da sempre i Lusernesi a lavorare come stagionali all'esterno del paese.
Nell'anno 1911 la gran parte del paese, le cui case erano ricoperte da tetti di scandole,
fu distrutta da un incendio <cfr.>. Il paese venne
ricostruito, anche attraverso gli aiuti finanziari provenienti dall'Austria.
Immediatamente dopo la dichiarazione di guerra da parte dell'Italia (24. 05. 1915) i
Lusernesi dovettero abbandonare nel giro di poche ore il villaggio, situato nel settore
austriaco del fronte di guerra, sotto una vera e propria grandinata di bombe. Ci fu una
vittima civile e un ferito grave <cfr.>. I circa 900
abitanti furono condotti come rifugiati di guerra in Boemia, nella circoscrizione di
Aussig); poterono ritornare solo nel Gennaio del 1919. A causa della sua posizione vicino
al forte "Lusern" sulla linea di fronte, il paese fu completamente distrutto e
dovette essere nuovamente ricostruito. Nel giro di pochi anni il numero degli abitanti
raggiunse quota 1200, tuttavia, a causa della forte emigrazione, determinata dalla crisi
economica mondiale, scese rapidamente a 850, nel 1935. Tra le turbolenze, in seguito alla
Seconda Guerra Mondiale, fu data anche ai Lusernesi, come pure ai Mocheni e ai Sudtirolesi
la possibilità di optare per l'impero germanico; 280 persone credettero, dopo tanta
povertà alle promesse di una vita migliore e optarono. Dopo la Seconda Guerra Mondiale il
numero degli abitanti a Luserna rimase fino al 1967 stabile,
intorno alle 650 unità, anche se la forza lavorativa doveva come sempre trovare lavoro
stagionale all'esterno: nell'attività edilizia gli uomini, nel turismo le giovani donne.
Però, la riforma scolastica degli anni 70 costrinse molte famiglie ad emigrare a Trento,
dato che il pendolarismo giornaliero di studenti e lavoratori non era praticabile. Delle
tre colonie cimbre rimangano oggi tre enclavi linguistiche: Giazza/Ljetzan nei Tredici Comuni, Roana/Robaan con la frazione Mezzaselva/Toballe nei
Sette Comuni e Luserna/Lusern,
ultimo resto di quella colonia del Trentino meridionale, che solo 200 anni fa' contava
20.000 parlanti cimbri. Il numero di coloro, che nelle due prime isole linguistiche, si
servono dell'Antico e Medio Alto Tedesco come lingua madre è sceso a poche dozzine; sta'
aumentando, però, sempre più il numero di coloro, in larga parte giovani, che, motivati
dall'interesse personale, imparano il cimbro e si dedicano alla sua propagazione. Gli
abitanti di Luserna, invece, furono in grado di conservare, a
causa dell'estremo isolamento del loro paese, nella quasi totalità, la lingua cimbra.
Attualmente vivono 362 persone a Luserna; un centinaio,
però, è assente durante i giorni lavorativi. Tuttavia, ci sono circa 500 persone, native
di Luserna, (più i loro figli e i nipoti) che, nonostante
l'emigrazione, parlano ancora il cimbro e mantengono i contatti con il loro paese nativo.
Tutto sommato, il numero dei membri del gruppo etnico cimbro ammonta a circa 1000 unità,
anche se la maggior parte di quest'ultimi è dispersa all' esterno della loro patria. La
sopravvivenza dei Lusernesi come gruppo etnico cimbro è legata alla concretizzazione di
due importanti condizioni, e cioè il riconoscimento giuridico come gruppo etnico e la
promozione economica. Agli abitanti di Luserna dev'essere
data la possibilità di poter salvaguardare e incentivare la propria lingua madre e la
propria identità. Inoltre, devono essere create, nella stessa Luserna,
le condizioni economiche necessarie a chè gli abitanti possano rimanere nel loro paese e
il trend emigratorio possa essere così fermato. Dopo gli infruttuosi tentativi di creare
posti di lavoro nell'ambito della piccola industria il comune di Luserna
ha elaborato un piano di sviluppo turistico orientato alla natura, alla cultura e alla
salute. La provincia di Trento ha, dal canto suo, assicurato il finanziamento del
progetto. Tra le altre cose è prevista la costruzione di un impianto per bagni di fieno,
di un ostello della gioventù, di un centro di sci da fondo e di Sledog, di un
osservatorio astronomico, di un museo del folclore e l'allestimento di un centro di
documentazione sulla Prima Guerra Mondiale. Il 5 Luglio 1996 fu decisa dal consiglio
comunale la fondazione del "Centro di
Documentazione Luserna". Lo scopo immediato di
questa nuova fondazione è l'approfondimento scientifico e la promozione della conoscenza
degli avvenimenti, dal lontano passato fino ai giorni nostri, che interessarono Luserna e i territori vicini, nei quali tedeschi e italiani entrano
in non sempre pacifico contatto tra di loro. Il Centro si propone, inoltre, la raccolta,
la conservazione e, per quanto sarà possibile, l'esposizione di documenti di ogni tipo e
di oggetti, come ad esempio i fortilizi e le altre costruzioni militari. Noi ci auguriamo
di poter intessere rapporti di conoscenza con tutti coloro, che sono interessati
all'approfondimento scientifico della lingua e della cultura cimbra, ma anche con quelli,
che desiderano venirci a trovare per poter gustare le proposte turistiche di Luserna. In questo modo potrete contribuire allo sviluppo economico
e alla sopravvivenza dell'isola linguistica tedesca più meridionale d'Europa.
Abbiamo lasciato sparire tanti sentieri,
abbiamo lasciato prosciugare tante sorgenti,
abbiamo lasciato incolti prati e boschi:
siamo perduti sempre più nel deserto
in un esodo senza terre promesse.
Ma la nostra terra promessa è qui,
tra questi monti e questi sassi:
qui, contro oppressioni di schiavitù avvilenti
qui, contro illusori idoli dorati,
qui, per raccogliere le tavole di nuove e antiche alleanze,
qui, per stillare latte e miele da questa dura terra.
(Sergio Bonato)<f> |
1 Hornung, Maria
(1984): "Die Herkunft der
sogenannten Zimbern." In: G. B.
Pellegrini,
S. Bonato & A. Fabris, ed., 56.
2 cfr. Nicolussi Paolaz,
D., (ed.), 1990: "Lusern
vor un dopo in earst beltkriage".
Identità 2, novembre 1990, 10-12
3 Sergio Bonato. In: Quaderni
di Cultura
Cimbra 22, iuglio 1987
4 cfr. per esempio Stella, A.
(1989): "Nuovi
oriantamenti storiografici sulla Repubblica
contadina dei Sette Comuni".
In: Quaderni
di Cultura Cimbra 25, gennaio 1989, 12-19
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Informazioni, correzioni e proposte:
© Gildo Bidese, 18. agosto 1997 |
il testo zippato |